STORIA DEL PRIMO CARRO ARMATO

BURSTYN E IL SUO CARRO


Nella folta schiera dei pionieri dei veicoli corazzati, uno dei meno conosciuti è Gunther Burstyn; questo lungimirante ufficiale dell’esercito austro-ungarico viene citato soltanto in qualche rara opera specializzata. Eppure la sua concezione del futuro veicolo da combattimento può essere considerata tra le più avanzate e realistiche.
L’idea originale fu mutata dal campo industriale, per l’esattezza da quel vasto parco di macchine agricole dove il cingolo stava trovando vasta popolarità (specialmente negli Stati Uniti, dove era necessario dissodare immense distese di terreno vergine). I fatti, anche se nessuno li ha mai raccontati dettagliatamente, si sono svolti così.
Nel 1911 il signor Steiner, rappresentante a Vienna della ditta Holt, stava cercando uno sbocco per i trattori cingolati costruiti in Inghilterra da questa ditta. Tra l’altro si rivolse all’esercito, così che i disegni e le fotografie del trattore cingolato Holt vennero in mano a Gunther Burstyn. E questi capì immediatamente l’enorme importanza militare di un veicolo che poteva muoversi su qualsiasi terreno. Non aveva torto. Benché lento e ingombrante, dotato di sovrastrutture impressionanti (ruote dentate, cinghie di trasmissione, caldaia e ciminiera della macchina a vapore) il prototipo del trattore Holt aveva creato molto scalpore. Il modello a petrolio, successivo (che sfruttava anche qualche brevetto dell’americana Caterpillar), risultando più maneggevole e dotato di maggiore autonomia aveva aumentato l’interesse dei tecnici.
Fu quest’ultimo modello che ispirò il giovane ufficiale. Burstyn disegnò intorno al trattore una sovrastruttura corazzata con torre rotonda; la torre ospitava un cannone.
Sempre ispirandosi ai primi modelli dei trattori Holt, Burstyn disegnò per il suo veicolo una cingolatura completa. con cingolo a maglie piatte, chiaramente il sistema più avanzato conosciuto all’epoca, integrandola con quattro bracci. Questi bracci, due anteriori, due posteriori, portavano all’estremità due ruote; la coppia posteriore forniva un incremento di spinta per l’avanzamento. quella anteriore doveva essere impiegata per sterzare. I bracci erano normalmente bloccati in posizione rigida (aumentando così la capacità del veicolo di attraversare una trincea); potevano però essere retratti verso l’alto quando necessario per dare più agilità al veicolo.
Conoscendo l’ambiente nel quale viveva, soprattutto la tradizione conservatrice de1l’esercito austro-ungarico, Gunther Burstyn non si limitò a predisporre i disegni del suo mezzo, che lui aveva battezzato assai correttamente motorgeschutz (cannone motorizzato); ma costruì addirittura un modello che, come forse neanche egli stesso avrebbe preveduto, suscitò grande interesse nelle alte sfere militari.
I generali conclusero però l’esame dicendo che l’esercito imperial-regio non poteva mettersi a costruire in proprio veicoli motorizzati: e che quindi Burstyn se ne facesse promotore presso un’impresa industriale. L ufficiale propose allora di interessare al progetto anche l’esercito tedesco; non per niente si era in piena Triplice Alleanza. I generali prussiani fùrono invece molto più tassativi: “il motorgeschutz - dissero - non è adatto a compiti militari”.
Ancora una volta Burstyn si rimise a cercare sostenitori ed eventualmente finanziatori della sua idea. Gli diedero il colpo di grazia quando chiesero di vedere i brevetti del sistema di cingoli; dovette dichiarare che si era ispirato a trattori inglesi e americani. “Non so neanche -aggiunse con franchezza, - se potremo ottenere la licenza.” Gli consigliarono di mettersi l’animo in pace e di lasciar perdere la “torpediniera terrestre”, come avevano cominciato a chiamare la sua invenzione.
Proprio in quei giorni gli italiani si accingevano ad usare in Libia, per la prima volta in operazioni militari, aeroplani e autoblindate. La guerra diventa veloce, era l’opinione generale. Il cannone motorizzato e cingolato di Burstyn, che non arrivava a 9 chilometri orari, sembrava un anacronismo. Eppure le circostanze avrebbero costretto i tedeschi a reinventarlo, qualche anno dopo, sui campi di battaglia francesi.

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