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militare un ritrovato escogitato per ben più pacifici impieghi parecchi anni prima nel settore industriale e agricolo. Il principio del cingolo - che generalmente viene associato all’idea di carro armato - risale all’inizio dell’Ottocento o si può addirittura collegarlo al congegno costruito da Richard Edgeworth nel 1770. Per permettere a veicoli a traino animale di superare agevolmente le asperità che si incontravano sulle strade di quei tempi, Edgeworth brevettò una specie di catena che veniva avvolta intorno alle ruote. Ma chi realizzò un vero e proprio cingolo fu Thomas German che nel 1801 depositò il brevetto di una “catena senza fine” realizzata con piastre snodate unite tra loro da perni. Negli anni successivi, i tentativi di realizzare un sistema capace di far muovere i veicoli su terreni aperti seguirono due vie: quella della catena-cingolo e quella dei “piedi”. Quest’ultima era certamente la meno pratica nell’impiego, ma attrasse molti perché più adatta alle possibilità tecniche del tempo soprattutto nella fase realizzativa. Una delle “ruote con piedi” più interessanti fu quella costruita da Andrei Dunlop nel 1861, ma chi realizzò un sistema di rotolamento (almeno sulla carta) veramente moderno fu un certo Fender di Buenos Aires. Nel progetto di Fender il moto al cingolo veniva dato da una ruota... a forma esagonale che agganciava le maglie con gli spigoli, mentre quello che oggi è il ruotino di rinvio era costituito da un quadrato; la cosa più interessante comunque era il sistema di sospensione che utilizzava l’elasticità della catena-cingolo per assorbire e smorzare gli urti derivanti dal terreno. Col progressivo avanzare dell’industrializzazione e dei veicoli a motore, la ricerca di sistemi atti a far muovere dei veicoli fuori strada crebbe proporzionalmente. Nel 1888 l’americano Batter disegnò un veicolo con propulsione a vapore munito di cingoli, mentre due anni dopo G.H. Edwards progettò quello che probabilmente fu il primo semicingolato della storia della motorizzazione. Sempre negli ultimi anni del secolo, Bramah Diplock mise a punto in Inghilterra una “ruota con piedi” destinata secondo le intenzioni del realizzatore essenzialmente a veicoli agricoli. Comunque, di tutti i tentativi effettuati per realizzare sistemi cross-country, quello che ebbe maggior risonanza è dovuto a Holt, un costruttore americano di trattori a vapore che sostituì nel 1906 le grosse ruote posteriori con un carrello munito di cingoli. L’idea di Holt venne sfruttata da David Roberts della ditta inglese Hornsby & Sons (che costruiva veicoli industriali), prendendo parte alla gara indetta nel 1908 dal War Office britannico per la realizzazione di un veicolo fuoristrada capace di percorrere 65 chilometri senza necessitare di rifornimento: il vincitore avrebbe incassato un premio di 1000 sterline. La Hornsby & Sons costruì un trattore con propulsione a petrolio completamente cingolato, pesante Otto tonnellate e con un motore che sviluppava una potenza di 70 HP. Ma l’iniziale entusiasmo dei militari scemò rapidamente e la proposta del maggiore Donoghue di installare un cannone sul trattore Hornsby e di proteggerlo con apposita corazzatura venne respinta in maniera alquanto brusca. Nè migliore fortuna ebbe il tentativo di Diplock di costruire un sistema fuoristrada basato sul connubio del cingolo con la “ruota con piedi”. In realtà, in quegli anni, l’interesse per i veicoli cingolati cadde quasi del tutto in Inghilterra, tanto che Hornsby vendette i suoi brevetti a Holt che negli Stati Uniti andava trovando un mercato sempre più vasto soprattutto nel campo dell’agricoltura. Nel settore militare il disinteresse non fu soltanto inglese, ma comune a tutti gli eserciti. Lo Stato Maggiore della Germania Imperiale dichiarò apertamente che i trattori cingolati non avevano alcuna importanza per l’impiego militare. D’altra parte, c’erano anche dei buoni motivi per un atteggiamento del genere: il fatto che i mezzi fino ad allora realizzati erano pesantissimi e lentissimi non possedevano capacità alcuna di superare piccoli fossati, per non parlare delle trincee. Così, quegli eserciti che, sia pure in forma embrionale, vedevano nel veicolo da combattimento corazzato un’arma promettente, cercarono di portare avanti il discorso dell’autoblindata, non avendo altro per il momento che soddisfacesse alle loro esigenze.
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