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NASCE IL CINGOLO, MA SENZA SVILUPPI
Le autoblindate italiane impiegate nella guerra italo-turca, se non dettero alcun contributo alla campagna (nè potevano darlo tenuto conto del numero limitatissimo di veicoli che ne fu impiegato) servirono tuttavia a determinare alcuni elementi fondamentali per il successivo sviluppo dei veicoli da combattimento. E furono soprattutto gli Stati Maggiori francesi ed inglesi a trame le conclusioni più interessanti, a differenza di quello italiano per il quale l’impiego libico fu solo una sperimentazione momentanea. A parte i concetti operativi che presero corpo solo con l’inizio della guerra 14-18, risultarono fondamentali le conclusioni tecniche raggiunte. Innanzitutto apparve chiaro che l’autoblindata, pur con caratteristiche avanzate come la trazione totale introdotta dalla Daimler, non avrebbe potuto operare su qualsiasi terreno e sarebbe stata sempre legata ad un sistema viario sia pure embrionale o a terreni aperti privi di asperità e di ostacoli naturali o artificiali (fossati, terrazze ecc.). L’autobiindata avrebbe potuto certamente rendere buoni servigi in combattimento, ma non avrebbe mai potuto avere quella libertà di manovra che i fautori della guerra meccanizzata auspicavano. Occorreva qualcosa che desse la possibilità al veicolo di superare gli ostacoli senza rimanere incagliato dentro buche o contro rialzi del terreno.
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